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Fondazione sorella Natura

orso marsicanoAppello per la salvaguardia dell'Orso Marsicano

Questa pagina riporta un dibattito aperto sulla difesa dell'orso marsicano, a cui possono partecipare tutti.
La Fondazione Sorella Natura ha aderito pienamente all’appello per l’orso marsicano e si complimenta per l’iniziativa.

 

Corrado Guacci
presidente dell'associazione Storia della Fauna

Care Amiche, cari Amici,

dopo anni di ricerche, studi e piani di intervento la popolazione di Orso bruno marsicano, ferma dalla metà degli anni ’80 sui 30/40 esemplari, è tuttora ritenuta ad alto rischio di estinzione se non già definitivamente perduta.

Noi crediamo che il 2013 debba segnare l’anno in cui imprimere una decisa svolta in direzione della tutela di questa preziosa ed unica emergenza faunistica.

Un’idea l’abbiamo, e la vorremmo condividere con chi, a vari livelli, è deputato ad assumere scelte decisive per la tutela del nostro insostituibile plantigrado.

Una proposta che non è di oggi, nostri soci l’hanno già, in passato,  formalmente avanzata in più occasioni, senza però trovare adeguato ascolto.

Oggi riteniamo che non sia più tempo di esitare ma che, al contrario, si debbano adottare decisioni probabilmente dirompenti ma non più procrastinabili.

Per questo abbiamo deciso di diffondere l’appello che troverete qui allegato. Vi invitiamo a prenderne visione e, se lo condividerete, inviateci una mail all’indirizzo manifestomarsicano@gmail.com. Oltre al nome, cognome e città di provenienza se vorrete potrete comunicarci vostre considerazioni  indicando, eventualmente, l’Ente, l’Istituzione, l’Associazione di appartenenza e relativa posizione. Ovviamente potete inviarlo a chiunque riteniate possa essere interessato a conoscerne i contenuti.

Le adesioni che perverranno saranno trasmesse, dopo la ormai prossima tornata elettorale, al futuro ministro per l’Ambiente ed alle istituzioni richiamate nel nostro appello.

Nel ringraziarvi per l’attenzione che vorrete dedicare a questa causa, siamo a vostra completa disposizione.

Il presidente
Corradino Guacci

 

Franco Zunino
già primo studioso sul campo dell'Orso bruno marsicano
Segretario Generale dell'AIW



In merito all'ultima comunicazione diffusa dalla Società di Storia della Fauna di Campobasso sulla questione dell' Appello per l'Orso Marsicano da essa lanciato qualche tempo fa, mi preme sottolineare alcune cose:

1. La posizione ragionevole presa dalla Presidenza del Parco Nazionale d'Abruzzo, volta a fare di tutto per salvare l'Orso marsicano, ma non a perdersi in iniziative di evidente e logico scarso successo come stanno a dimostrare i fatti relativi a questa specie animale merita di essere tenuta nella più alta considerazione. Sono difatti realistiche le preoccupazione in essa espresse (che io stesso avevo evidenziato). E' peraltro noto come MAI al mondo l'orso sia stata oggetto di "allevamento" per scopi di reintroduzione in ambiente naturale. Sono difatti stati effettuati solo rilasci di animali selvatici (es. Alpi e Pirenei, con successo seppure con notevoli problematiche di rapporti sociali con le collettività locali)catturati in altre aree geografiche. Cosa che lo scrivente si augura non debba mai doversi fare in Abruzzo, almeno fino a quando non sarà stato fatto di tutto per salvare la popolazione originaria, anche in considerazione alla probabile sottospecificità di questa popolazione (evidenti aspetti morfologici, ma anche comportamentali sembrerebbero dimostrarlo).

2. In merito all'ipotizzato "allevamento" (peraltro idea vecchia di decenni, visto che già altri avevano previsto un tale passo, seppure per coprire mancanze gestionali della popolazione selvatica!), sarebbe forse il caso che si andassero a leggere il libro "La Tigre", recentemente edito in Italia da Einaudi, dove l'autore, John Vaillant (non certo un sprovveduto, visto le ricerche da egli fatte ed i contatti avuti per poter stendere detto libro), così scrive:

"(...) Va da sé che dopo aver trovato un tetto sotto cui ripararsi, un'auto con cui spostarsi e cibo in scatola con cui sfamarsi, solo pochissimi umani tornerebbero di buon grado a dormire per terra, ad attraversare a piedi il territorio e a procurarsi il cibo con attrezzi manuali. Per le tigri vale esattamente lo stesso discorso: una volta abituate alle condizioni di vita dello zoo, non ritornano sui propri passi. Fino ad oggi non si da un solo caso di tigri in cattività introdotte o reintrodotte con successo nell'ambiente naturale. La cattività è un viaggio di sola andata."

Eppure lo stesso autore afferma che siano stati realizzati non pochi "conservation breeding" per la Tigre, dove lavorano fior di studiosi e ricercatori; ma quasi tutti trasformatisi in iniziative commerciali e turistiche piuttosto che conservative per la specie. Per gli addetti, certamente un successo, ma non per la Tigre! Non c'è ragione per pensare che così sarà anche per l'Orso marsicano.

3. Possiamo anche realizzare questo "allevamento" o "conservation breeding" per conservare il ceppo originario dell'Orso marsicano, ma non dimentichiamoci che finiremmo per creare solo un "diorama all'aria aperta", perché quegli orsi non saranno mai liberabili nella natura selvaggia del Parco! E di orsi "probelmatici" ve ne sono già fin troppi in circolazione (o in gabbia!).

4. Per concludere, è deplorevole vedere quanti si siano mossi per una scelta quanto meno inutile o prematura, e quanto silenzio vi sia invece in merito ai provvedimenti reali e concreti che le autorità dovrebbero prendere per salvare i pochi orsi selvatici ancora presenti nel loro areale originario!

5. Intanto dall'UE ci giunge ufficiale notizia che fino ad oggi l'UE ha stanziato 10.224.707 DI EURO (diconsi DIECI MILIONI DI EURO!) per studi e ricerche: UNO SCANDALO TUTTO ITALIANO!

Distinti saluti.
Franco Zunino

 

Giuseppe Rossi
Ufficio di Presidenza del parco Nazionale D'Abruzzo

Comunicato dell’Ente parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise in merito all'appello qui pubblicato. 
link http://www.parcoabruzzo.it/dettaglio.php?id=20272

 

Franco Zunino
già primo studioso sul campo dell'Orso bruno marsicano
Segretario Generale dell'AIW

... il comunicato diffuso ieri dal Parco Nazionale d'Abruzzo in merito al recente appello per l'Orso marsicano della Società di Storia della Fauna di Campobasso [...] dal quale si evince una posizione molto vicina alle posizioni dell'AIW (altre notizie di collaborazione sono state concordate attraverso un colloquio diretto col Presidente Rossi, che dovrebbero portare presto a risvolti positivi per la protezione dell'Orso marsicano).

Distinti saluti.
Franco Zunino

 

Roberto Leoni
Presidente di Fondazione Sorella Natura

Come Fondazione SORELLA NATURA – FSN - ho aderito ben volentieri all’appello per l’orso marsicano della S.S.della Fauna di Campobasso: appello che è sembrato valido nel contenuto ed in particolare atto a destare attenzione sui temi della conservazione faunistica, di una specie così importante in particolare, in un momento come questo, ove i temi della CUSTODIA DEL CREATO e delle creature dovrebbero esser in primo piano, anche come fattore di uscita dalla crisi, etica prima che economica, che attanaglia il Paese.
La lettura delle successive prese di posizione di Wilderness italia e del Parco Nazionale d’Abruzzo, certo meritevoli di attenzione, mi hanno però fatto venir in mente la metafora manzoniana dei galli che litigano fra loro intanto che vengono portati in pentola…
Dall’altro lato è sembrato che l’intervento degli amici di Campobasso sia stato recepito quasi come indebita invasione di campo sia da parte del Parco che di W,Italia.
Personalmente credo che:
· ogni intervento volto alla tutela faunistica sia da condividere, almeno nelle intenzioni, e quindi incoraggiare;

· che nessuno abbia il diritto di primogenitura ed esclusiva sui temi ambientali, anche perché la pretesa - non è questo il caso del Parco e di W.Italia - di monopolio, più ideologico che etico - scientifico, che per anni è stata caratteristica del nostro Paese ha fatto più danni che positività;

· sul tema specifico e le varie posizioni valga la pena di un approfondimento pacato e problematico.


Infine mi allarma fortemente quanto dichiara Franco Zunino:
“Intanto dall'UE ci giunge ufficiale notizia che fino ad oggi l'UE ha stanziato 10.224.707 DI EURO (diconsi DIECI MILIONI DI EURO!) per studi e ricerche: UNO SCANDALO TUTTO ITALIANO!”

(mi viene in mente uno scandalo secondo me ancor maggiore: 40.000.000 di € dati alla Fondazione di Mario Capanna per le ricerche sugli OGM… sul quale però quasi nessuno è intervenuto!)

Che vuol dire? Di che si tratta?
Su questo ne vorrei sapere di più, penso che anche altri lo vogliano!
Il tempo dell’eco-bussines degli eco-furbi deve cessare!
Spero con queste riflessioni di contribuire ad un dibattito amicale e sinergico.
Saluto tutti con voti di Pace e Bene!

Roberto Leoni

 

Corrado Guacci
presidente dell'associazione Storia della Fauna

Egregio Presidente,
le sono molto grato per le sue pacate considerazioni che hanno subito colto nel segno.
Con il nostro appello abbiamo, evidentemente, disturbato uno o più manovratori...
Nostra preoccupazione è la salvezza della sottospecie Ursus arctos marsicanus, tra l'altro a suo tempo descritto dallo zoologo molisano Giuseppe Altobello a cui è intitolata la nostra associazione.
L'obiettivo del nostro appello era proprio quello di stimolare un confronto costruttivo tra i ricercatori italiani con quegli studiosi stranieri che si occupano di problematiche analoghe.
Sapevamo di gettare un sasso nello stagno ma lo abbiamo fatto coscientemente per cercare di smuovere le acque, per l'appunto un po' "stagnanti"...
Addirittura al fianco del Parco è scesa in campo, in tempo reale, la Federazione italiana parchi e riserve naturali nella persona del suo presidente Sammuri http://europarc.it/dettaglio.php?id=20324
Ma così facendo non fanno che rafforzare la nostra convinzione che della situazione dell'orso bisogna parlare, subito e senza filtri di alcun genere, a maggior ragione se sono stati spesi ingenti fondi pubblici del cui impiego qualcuno dovrà riferire all'opinione pubblica.
L'orso marsicano è come il Colosseo, non appartiene a Roma, bensì alla comunità internazionale.
Qui sotto le segnalo un paio di links che spero possano fornirle qualche informazione in merito alla questione dei 10 milioni di euro in vestiti a favore della ricerca sul marsicano:
http://wwww.ansa.it/europa/notizie/rubriche/ambienteenergia/2012/10/10/Ambiente-Potocnik-Ue-indaga-salvare-orso-marsicano_7610156.html
http://www.accademiadelmonferrato.com/news-accademia-monferrato/il-rapido-declino-dellorso-marsicano-finisce-al-parlamento-europeo-con-interrogazione-accuse-di-incuria-e-bracconaggio-lorso-bruno-marsicano-e-classificato-nella-lista-rossa-iucn-come-c/
Mi auguro che vorrete continuare a sostenerci in questa nostra iniziativa che vorrei diventasse sempre più anche vostra.
Pace e Bene a tutti voi

Corrado Guacci

 

Felice Malagnino
Naturalfelix

Condivido pienamente, speriamo che tutto si risolvi con criterio e che non si facciano solo tante chiacchiere, il tempo stringe.
Come fondatore di Naturafelix nel mio piccolo cercherò di dare quanto più possibile, visibilità e appoggio a quest'iniziativa.

Cordiali saluti
dott. Felice Malagnino

 

Corrado Guacci
presidente dell'associazione Storia della Fauna

In merito al comunicato dell’Ente parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise in risposta alla ipotesi di conservation breeding da noi avanzata nel recente appello in favore dell’orso bruno marsicano, riteniamo di dover fornire alcune semplici precisazioni.

In particolare:

- il primo  obiettivo del nostro appello era proprio quello di promuovere un confronto costruttivo, con esperienze di gestione e reintroduzione di popolazioni di orso svolte in realtà europee ed extra-europee, teso ad arricchire le nostre conoscenze in materia. E a tale proposito pensavamo potesse essere proprio il Parco ad organizzare un momento di riflessione sull’argomento;

- non abbiamo mai proposto di sottrarre un maschio ed una femmina alla vita selvatica. Era invece nostra intenzione richiamare l’attenzione su un possibile ruolo per progetti di conservazione ex situ, coinvolgendo genetisti, etologi ed esperti di zoo (anche stranieri) e partendo dai tre esemplari di orso bruno marsicano (due femmine ed un maschio) attualmente ospitati nelle strutture del Parco;

- così come non abbiamo mai pensato, né scritto, di affievolire le tutele attive in favore dell’habitat dell’orso anzi, ne abbiamo chiesto il rafforzamento!;

- abbiamo inoltre semplicemente constatato come in tutti questi anni di ricerche e di catture di orsi, per dotarli di radiocollari, sia mancata l’occasione per costituire una banca del seme dell’orso bruno marsicano, tappa a nostro avviso indispensabile per un ipotetico futuro intervento di re-stocking. A meno che non si pensi di poter introdurre, un domani, esemplari di Ursus arctos arctosprovenienti dai Paesi balcanici, con definitiva perdita della nostra sottospecie appenninica;

È evidente che tutto ciò presuppone una disponibilità da parte di chi sopporta il maggiore onere nel gravoso compito di salvaguardare la nostra preziosa fauna appenninica. Prendiamo atto della attuale posizione del Parco ma, nel pieno rispetto della volontà dell’Ente -con il quale continueremo ad essere solidali-, lo invitiamo a non chiudere la porta ad una serena valutazione delle opzioni proposte, augurando lunga vita al nostro orso.

Corradino Guacci

 

Franco Zunino
già primo studioso sul campo dell'Orso bruno marsicano
Segretario Generale dell'AIW

Caro Guacci,

Intervengo in merito alla tua ultima comunicazione, che immagino diffusa a molte persone ed organismi, come lo è questa mia e-mail, e mi scuso per chi ne riceverà più di una copia (ma è per una questione di privacy e di funzionalità del metodo di invio).

OK, questa volta il discorso è più ragionevole, anche se io resto sempre dell'idea che oggi bisogna cercare di salvare la popolazioni sopravissuta e, come anche tu scrivi, dispersa in mezzo Appennino centrale. Ma la cosa più importante da fare resta comunque quella di FARE DI TUTTO affinché il nucleo centrale e più importante, quello del Parco Nazionale d'Abruzzo e suoi circondari, non subisca ulteriori riduzioni e perdite di individui. E ciò si ottiene solamente con i 5 punti da me indicati. Tutto il resto può anche affascinare naturalisti e ricercatori, ma non è prioritario.

Gli studi di genetica e/o "l'inselvatichimento" che auspicano gli attuali ricercatori sul campo si potranno anche fare in futuro, quando la popolazione avrà raggiunto un numero almeno equivalente a quello di quarant'anni fa, sebbene anche allora si ritenesse comunque l'Orso marsicano ad alto rischio di estinzione.

Se oggi l'Orso ricerca il mais e le pecore, il mais e le pecore gli dobbiamo dare. Faremo sempre in tempo ad "educarlo" alle mele selvatiche, al ramno, ad ogni altra forma vegetale da lui appetita od alla predazione di animali selvatici, compreso l'utilizzo di carcasse uccise da altri animali: anche perché non si cambia dall'oggi al domani un comportamento animale vecchio di migliaia di anni. Ma non solo, non si produrrà nessun danno nel prendere i provvedimenti proposti, anzi, caso mai si favorirà l'economia locale e si otterrà il rispetto delle popolazioni locali, le quali non hanno mai odiato l'Orso.

Se lo vogliamo salvare, ci vuole un unione trasversale, perché nessuno desidera l'estinzione di quest'animale simbolo dell'Abruzzo e del suo Parco. Ma l'appello va inviato A TUTTI, compresi i cacciatori e gli allevatori, perché non è creando nemici dell'orso che lo salveremo. Se gli studiosi sono importanti sul piano scientifico, sul piano pratico lo sono ALTRETTANTO gli agricoltori, i pastori ed i cacciatori. In Abruzzo tutti amano e vogliono salvare l'orso, anche quelle categorie che magari sono state responsabili della morte di qualche loro individuo (e forse tra queste categoria dovremmo avere il coraggio di inserire anche le nostre, se non altro per responsabilità indiretta).

Cordiali saluti,

Franco Zunino

 

Corrado Guacci
presidente dell'associazione Storia della Fauna

Care Amiche e cari Amici,
purtroppo la necessaria brevità insita nella natura di un comunicato stampa e le sintesi che ne vengono fatte dalla stampa non consentono, a volte, di spiegarne con la dovuta chiarezza le motivazioni. Così ritengo possa essere accaduto all’appello per l’orso bruno marsicano che abbiamo recentemente diffuso in rete e che ha dato luogo, fin dai primi giorni, ad una vivace discussione; cosa che per noi rappresenta già un primo risultato positivo perché uno degli obiettivi che vogliamo raggiungere è proprio far discutere del problema! 
Anche se questo è solo un primo passo, perché la nostra aspirazione è arrivare, quanto prima, ad un tavolo tecnico dove i nostri ricercatori si confrontino con esperienze maturate al di fuori dei confini nazionali, magari proprio su problematiche analoghe.
Ho apprezzato molti degli interventi che si sono susseguiti soprattutto perché mi sono sembrati intellettualmente onesti, cioè sinceramente tesi verso la comprensione del problema, condividendo proprie conoscenze specifiche o semplici sensazioni.
Non è mia intenzione tediarvi troppo a lungo ma desidero chiarire alcuni punti:
- Questo appello non è assolutamente contro qualcuno o qualcosa, ma vuole essere semplicemente a favore dell’orso bruno marsicano, sottospecie endemica dell’Italia centrale ridotta ai minimi termini (30-40-50??);
- Noi non abbiamo ricette magiche né tantomeno pensiamo che lo sia il conservation breeding; siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà che un simile progetto comporta, ma non comprendiamo perché un serio dibattito sia stato eluso per tanti anni pur continuando, nel frattempo, a denunciare l’alto rischio di estinzione che minacciava l’orso bruno marsicano;
- Così come riteniamo che, in tanti anni di catture di orsi per dotarli di radiocollari (la prima risale, addirittura, all’autunno del 1990), forse si sarebbe potuto pensare anche a dei prelievi di liquido seminale per costituire una banca del seme, così come si sarebbe, forse, potuto tentare di far riprodurre i vari esemplari di marsicano che si sono avvicendati nelle strutture del Parco. Ad oggi ve ne sono tre, due femmine ed un maschio, pochi senz’altro per un programma a lungo-termine, ma pur sempre quasi il 10% della popolazione! È pensabile mettere a frutto questo prezioso patrimonio genetico a fini di conservazione, oltre che per obiettivi didattico-espositivi?;
- Non crediamo, inoltre, sia molto lontano dalla realtà ipotizzare che gli esemplari (solitamente maschi in dispersione) che si avventurano sugli Ernici, Simbruini, Gran Sasso ecc. ecc. abbiano poche possibilità, se non prossime allo zero, di incontrare un partner ed avviare una colonizzazione stabile di questi territori. Quelli poi che si spingono oltre il Tronto, sui Sibillini, forse hanno addirittura poche possibilità di tornare indietro! Anche questo pensiamo sia patrimonio genetico che va perduto per sempre;
Ecco a cosa può servire, secondo noi, un progetto di conservation breeding: favorire quella diffusione in un areale più ampio, vitale per il futuro dell’orso a lungo termine. Certamente non è pensabile oggi depauperare il nucleo delle femmine adulte per trasferirne qualcuna al seguito dei maschi in dispersione, altro discorso sarebbe spostarvi femmine nate in cattività, se fossero ovviamente disponibili. Il tutto perseverando, anzi incentivando, le più ampie tutele attive sul territorio, per scongiurarne l’ulteriore antropizzazione.
Ovviamente qualcuno può dire che queste sono parole in libertà, certamente non sono supportate da valutazioni tecnico-scientifiche adeguate, ma è una nostra visione che ci piacerebbe discutere con tutti coloro i quali hanno a cuore il destino del nostro orso e, soprattutto, far vagliare da chi ne ha la competenza e l’esperienza specifica.

Corradino Guacci

 

CONTROAPPELLO PER LA SALVAGUARDIA DELL'ORSO
Franco Zunino

già primo studioso sul campo dell'Orso bruno marsicano
Segretario Generale dell'AIW

In merito all'appello per salvare l'Orso marsicano lanciato dalla Società di Storia della Fauna "Giuseppe Altobello" di Campobasso, quale primo studioso dell'Orso bruno marsicano (quando la situazione della popolazione non era ancora così drammatica e si era in grado di intervenire affinché l'orso si potesse salvare con le proprie forze - e la mia ricerca aveva proprio lo scopo di stabilire cosa fare per giungere a questo successo, sebbene quelle proposte NON SIANO MAI STATE ADOTTATE, perché andavano contro troppi interessi economici, turistici, politici ed anche di immagine personale), ritengo di esprimere il mio totale dissenso da quanto proposto, per le seguenti dieci ragioni.

1. Nessuna problematica sanitaria, se non nelle dicerie e nei "desiderata" di alcuni studiosi è stata finora certificata inopugnabilmente: solo ipotesi e timori.

2. L'unicità della popolazione era già stata riconosciuta da Altobello e Sipari negli anni venti del secolo scorso, e non c'era bisogno che ce lo venissero a raccontare gli ultimi studiosi e ricercatori, che caso mai hanno solo sperperato soldi per confermare ... l'acqua calda.

3. "La difficile convivenza con le attività dell'uomo" che viene addotta a prova del declino della popolazione, è stata quella che fino a non troppi anni fa fu motivo della sua sopravvivenza e della sua alta densità numerica. Un fatto che andava e andrebbe riconosciuto se si vuole salvare questa popolazione; non farlo passare solo come effetto negativo (come a dire che la colpa sia delle genti locali, degli abruzzesi, dei laziali e dei molisani, anziché un loro merito, quale è ed è stato!) Con queste teorie non si salverà MAI l'Orso bruno marsicano.

4. Certo è il fatto che, almeno dal 1970, il Parco d'Abruzzo ha fatto ben poco per salvare la popolazione dell'Orso marsicano, ed anzi, molte sue iniziative sono proprio andate nella direzione opposta, tanto da far scrivere, alla Società di Storia della Fauna, dell'esistenza del serio rischio "di un crollo dell'attuale popolazione".

5. Il progetto di allevamento è un'idea che il sottoscritto paventava e prevedeva che si sarebbe giunti a proporre con una politica di gestione del Parco portata avanti negli ultimi quarant'anni, più volta a potenziare il turismo ed a combattere i cacciatori che a salvare l'Orso marsicano, ma come fatto nefasto, però, che si sperava non si dovesse mai giungere a fare (sebbene qualche dirigente dell'epoca lo auspicasse, come iniziativa autoreferenziale di attività manageriale!). Ora si giunge alla stesa conclusione: segno di una SCONFITTA CLAMORSA e della verità che il sottoscritto da quarant'anni anni va asserendo (sarebbe bastato difatti mettere in pratica le proposte di protezione elencate nei miei studi dei primi anni '70 del secolo scorso, per evitare il declino ed il rischio di "crollo" che stiamo oggi vivendo).

6. Con un "allevamento" si creerebbe certamente un altro "circo" per studiosi e ricercatori che, così potranno campare ancora per anni su questa specie, magari senza successo (salvo per i loro stipendi). Si potrà essere d'accordo, ma solo quando la popolazione sarà veramente all'estremo, come ultima change, ovvero quando si conterà solo più qualche decina di esemplari (conteggio che gli studiosi sono bravissimi a fare, visto che sono vent'anni che lo stanno facendo, in positivo - nascite -ed in negativo - morti), ma a condizione che ad occuparsi del "circo" siano altri addetti ai lavori, magari stranieri o coordinati da veri esperti stranieri, e comunque mai personale appositamente stipendiato: altrimenti tra cent'anni avremo ancora chi si sarà specializzato in "allevamento" di orsi (siamo in Italia, non in Cina o negli USA, ed il senso pratico e la serietà latitano: cosa che all'estero conoscono benissimo!).

7. Prima, però, si devono fare i conti con la storia e si deve dire chi ha sbagliato e chi aveva visto giusto. Troppo comodo passare sempre e comunque per vincenti (come fanno certi partiti politici alla ricerca della vera democrazia, senza mai aver fatto i conti con la storia), quando si è stati responsabili, magari solo morali, dell'attuale situazione di declino.

8. Alle suddette condizioni sarò sicuramente favorevole a recinti o fosse di allevamento, ma prima di giungere a questa scelta si provi almeno a realizzare i "Recinti Finamore", certamente meno costosi, meno scientifici, ma anche certamente assai più pratici ed utili per la sopravvivenza dell'Orso marsicano, mentre l'eventuale "allevamento", soprattutto se condotto da italiani, finirà per divenire il solito "grande circo" per studiosi e ricercatori e "grande attrattore" per il nefasto turismo, ancorché definito eco-compatibile ed ecologico!

9. Vero è che in Cina il Panda si è salvato anche grazie a questi allevamenti (ma della cosa non sarei poi così certo). Il ridicolo è che qualche anno fa lo stesso Parco d'Abruzzo avesse inviato suoi "esperti" a dare istruzioni sul come salvarlo! Ma non ci si dimentichi del grosso (enorme!) rischio di creare una popolazione di orsi domestici poi difficilmente liberabili in natura, ovvero nuovi "orsi problematici" (ricordo che al mondo ancora nessun orso è stato fatto riprodurre in recinti per essere poi liberato, proprio per la difficoltà e la tendenza all'addomesticamento che questa specie acquisisce quando tenuta a stretto contatto con l'uomo): si è sempre e solo operato con la reintroduzione di individui provenienti da altre popolazioni selvatiche - Trentino e Pirenei -, cosa che, Dio non voglia, qualche altro "genio" prima o poi finirà per proporre anche per l'Abruzzo.

10. Vero è che sarà meglio avere un orso domestico ma geneticamente puro e salvo, che rischiare una sua totale sparizione dal mondo selvaggio del Parco d'Abruzzo. Ma prima di giungere a questa scelta veramente poco auspicabile - e da tenere come ultima risorsa - si faccia di tutto per salvare l'attuale popolazione favorendone la crescita, prendendo finalmente quei provvedimenti massicci ed anche impopolari (ma efficaci!) che MAI SONO STATI PRESI per impedire il "rischio di crollo" cui stiamo andando incontro.

Per concludere, oggi per salvare l'Orso marsicano non servono forme di allevamento, pericolose (si pensi alle catture ed al loro rischio, e al fenomeno dell'addomesticamento), dispendiose (si pensi ai costi di una tale realizzazione) e di difficile realizzazione (si pensi al come sarà mai possibile tenere un tale "allevamento" relegato in un " cordone sanitario" che lo isoli dal fenomeno turistico che inevitabilmente si innescherebbe).

Cinque sono invece le cose da fare, subito, a partire dalla prossima primavera, pratiche, poco costose, e AD EFFETTO IMMEDIATO. Questo è ciò che serve oggi per far sì che la popolazione dell'Orso marsicano si riprenda e risalga da quella china in cui è stata costretta proprio dall'inefficienza delle pubbliche autorità: non fumosi programmi che dilazionano nel tempo la loro incidenza sulla sopravvivenza dell'orso, come rimboschimenti o fantasiosi "recinti di allevamento", che più che all'orso servono a chi l'orso studia:

1. Severo controllo turistico, con chiusura assoluta a tutti, di non pochi territori selvaggi da riservare all'orso, senza deroghe di sorta.

2. Coltivazione cospicua di terreni agricoli, oggi in abbandono, con colture a perdere, da difendersi con la realizzazione di "Recinti Finamore".

3. Incentivazione della pastorizia ovina, oggi sempre più abbandonata e/o proibita, possibilmente con iniziative di diretta gestione da parte degli apparati pubblici.

4. Controllo severo, con drastica riduzione delle presenze, del cinghiale (ma anche del cervo) nella zona del Parco e nelle sue aree circostanti.

5. Blocco assoluto ad ogni progetto di sviluppo urbanistico al di fuori delle zone abitate e abitabili (ovvero zone D del Parco) nell'area di habitat primario.

Non mi resta che un augurio: che l'ente che più di tutti è preposto a dover decidere quali azioni intraprendere per evitare il "crollo della popolazione", ovvero il Parco Nazionale d'Abruzzo, abbia il coraggio di prendere almeno oggi quelle misure che non sono mai state prese, che costerebbero pochi sforzi, anche economici, affinché la situazioni almeno inizi a ribaltarsi. Negli anni '70 c'erano 100 orsi e il Parco aveva 30 dipendenti. Oggi siamo giunti a quasi 30 orsi contro oltre 100 dipendenti. Forse è proprio per questo che non si sono mai trovate le risorse economiche per salvare l'Orso marsicano: e a causa di cioè i soldi mancano sempre, seppure siano stati spesi milioni di euro in ricerche di cui si poteva benissimo fare a meno.

Franco Zunino

 

 

 

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